Domande comuni sulla collaborazione tra agenzie

Adriano Lovera nell’ interessante articolo apparso su Il Sole 24 Ore del 26 giugno scorso

ha analizzato i dati della collaborazione in Italia commentandoli insieme ad alcune esperienze di associazioni di categoria piuttosto che direttamente con alcune società proprietarie di portali e gestionali che aiutano le agenzie immobiliari ad utilizzare la condivisione in maniera più o meno automatica e quindi più o meno efficace.

Mi permetto di suggerire un approfondimento in merito ai vantaggi reali che il consumatore finale può trarre dall’approccio collaborativo dell’ agente immobiliare, sarebbe utile altresì una ricerca sul territorio affinchè vengano evidenziati i vantaggi che si hanno utilizzando un sistema di condivisione totale, condividere cioè tutto il portafoglio e non soltanto gli immobili che non si riescono a vendere.
Dopo un periodo di apparente crescita nelle disponibilità alla condivisione tra agenzie ora, dopo qualche apparente segno di ripresa del mercato, alcuni hanno ripreso ad avere un atteggiamento di chiusura verso la collaborazione. Possibile che ci sia cosi poca lungimiranza nella categoria?
 
Il concetto di “condivisione totale” prima che nella mentalità dell’agente immobiliare medio va spiegato al consumatore finale, solo così si stimola il processo evolutivo della professione.
Una serie di domande per le quali mi aspetto una reazione da parte dei lettori (utenti o agenzie)….

– Quali sono i motivi che spingono molte agenzie a NON COLLABORARE?

– Perché le reti più note di FRANCHISING sono ostili alla collaborazione?

– Il consumatore finale viene informato in merito alla scelta di non collaborare fatta dalle agenzie immobiliari?

– Può cambiare mentalità in corsa un agente immobiliare che si rende conto dei vantaggi della collaborazione?

– Esiste la possibilità di condividere tutto il proprio portafoglio con agenzie che fanno altrettanto?


Siccome gli individui d’ogni specie che nascono sono di numero assai maggiore di quelli che possono vivere, e perciò deve rinnovarsi la lotta fra i medesimi per l’esistenza, ne segue che se qualche essere varia anche leggermente, in un modo a lui profittevole, sotto circostanze di vita complesse e spesso variabili, egli avrà maggior probabilità di durata e quindi potrà essere eletto naturalmente. Inoltre, secondo le severe leggi dell’eredità, tale varietà eletta tenderà continuamente a propagare la sua forma nuova e modificata.
(Charles Darwin)
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